




Questa giuro è l’ultima volta che scrivo di cose del genere.
È che ho fatto un giro, là, questo ricordo che trema, che geme come un tamburo, cristo.
Dunque: appena tornato dal malandata pennuto, pieno di piume lanose e con questo cencio minore
buttato addosso…
un bel cencio; minore ma bello: affilato.
Dicevo, torno… e invece non riesco a tornare.
Mi sembrava di tornare ma non ci riesco, provo e riprovo, provo e riprovo, provo e riprovo, provo e
riprovo, ma niente.
Sei tornato?
Trovo uno specchio per la strada.
Mi ci do un’occhiata.
Pettino le piume, sistemo il cencio.
Mi guardo addosso, frugo le tasche, vedo se trovo qualcosa per tornare.
Poi riguardo nello specchio.
La mia faccia è un enorme archivio delle mie esperienze e delle mie caratteristiche.
È una sorta di collegamento al desktop.
Ogni ricordo è di pochi centimetri di lunghezza con una stretta a sperone che si estende fino alla
schiena.
Il complesso è tutto sfocato peloso.
Mi sento come un enorme squalo che sguazza nella panna.
Come lo squalo che appare ogni volta che chiudo gli occhi sotto la doccia.
Lo squalo frana.
Che crolla sulla gente.
La insabbia tutta.
Lo squalo che insabbia, archivia, nasconde, sempre a metter via, che imbosca, sempre lì a zittirsi, a
sorvolare su tutto e tutti, a mimetizzare, a coprire e poi via ad aspettare, nascosto tra le soglie.





Questa giuro è l’ultima volta che scrivo di cose del genere.
È che ho fatto un giro, là, questo ricordo che trema, che geme come un tamburo, cristo.
Dunque: appena tornato dal malandata pennuto, pieno di piume lanose e con questo cencio minore
buttato addosso…
un bel cencio; minore ma bello: affilato.
Dicevo, torno… e invece non riesco a tornare.
Mi sembrava di tornare ma non ci riesco, provo e riprovo, provo e riprovo, provo e riprovo, provo e
riprovo, ma niente.
Sei tornato?
Trovo uno specchio per la strada.
Mi ci do un’occhiata.
Pettino le piume, sistemo il cencio.
Mi guardo addosso, frugo le tasche, vedo se trovo qualcosa per tornare.
Poi riguardo nello specchio.
La mia faccia è un enorme archivio delle mie esperienze e delle mie caratteristiche.
È una sorta di collegamento al desktop.
Ogni ricordo è di pochi centimetri di lunghezza con una stretta a sperone che si estende fino alla
schiena.
Il complesso è tutto sfocato peloso.
Mi sento come un enorme squalo che sguazza nella panna.
Come lo squalo che appare ogni volta che chiudo gli occhi sotto la doccia.
Lo squalo frana.
Che crolla sulla gente.
La insabbia tutta.
Lo squalo che insabbia, archivia, nasconde, sempre a metter via, che imbosca, sempre lì a zittirsi, a
sorvolare su tutto e tutti, a mimetizzare, a coprire e poi via ad aspettare, nascosto tra le soglie.